Vojtas-Don Bosco OratoryMichal Vojtáš, Reviving Don Bosco’s Oratory: Salesian Youth Ministry, Leadership and Innovative Project Management, STS Publications, Jerusalem 2017, 324pp.

Il volume di Michal Vojtáš Reviving Don Bosco’s Oratory: Salesian Youth Ministry, Leadership and Innovative Project Management, pubblicato dallo Studium Theologicum Salesianum di Gerusalemme, parte dall'analisi della storia postconciliare della pastorale giovanile salesiana per scoprire alcuni paradigmi teorici e organizzativi di fondo che guidano il pensiero e la prassi. L'autore considera l'idea della progettazione educativo-pastorale un tema centrale e rilegge criticamente l'evoluzione dei modelli progettuali assunti. Successivamente, il volume propone una lettura fenomenologica dell'agire organizzativo di don Bosco in quanto criterio di ogni ripensamento attualizzante presentando una serie di binomi che descrivono la sinergia dell'agire del fondatore dei salesiani. L'ultima parte del volume offre un confronto con i recenti modelli progettuali per superare difficoltà e riduttivismi, e delinea i passi di un percorso di progettazione formativa, trasformativa, spiritualmente significativa e praticamente operativa. 
Alcune problematiche affrontate nel volume: passaggio mancato dalla carta alla vita, la moltiplicazione esagerata dei progetti interconnessi, la formalizzazione dell’educazione intesa come esecuzione del progetto, la percezione prevalentemente tecnica della progettazione, i tempi di attuazione troppo brevi e la mancata mentalità progettuale degli educatori. Vari indizi mostrano che le difficoltà nei riguardi della progettazione derivano dal modello antropologico e dal paradigma progettuale del "management per obiettivi" sottostante alle teorie che ispiravano la metodologia nel periodo postconciliare. Valorizzando modelli progettuali più recenti, integrali e più consoni con l’educazione salesiana, l'autore propone i seguenti passaggi:

1. Creazione di un quadro antropologico integrale;
2. Sviluppo di una serie di virtù a livello di mentalità d'azione, di leadership condivisa e di gestione operativa;
3. Proposta di un ciclo di progetto trasformativo che unisce la pianificazione, la costruzione della comunità e il discernimento.

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L'anteprima del volume

 

 

 Pietro Braido, Discepoli di Gesù con Don Bosco, Roma, LAS 2016, p. 276.

Il volume di Pietro Braido è frutto di un corso di Esercizi spirituali da lui predicati dal 31 maggio al 5 giugno 2006. Delinea un itinerario spirituale e pedagogico il cui punto focale è il don Bosco della storia e il don Bosco che per scelta vocazionale vorremo parte determinante della nostra vita. Dunque, non tratta del “fare” di don Bosco, ma del suo “essere”, di quello che egli fu nella sua vicenda biografica: il prete dei giovani e il fondatore di Istituti di educatori consacrati e consacrate e di un vasto movimento di cooperazione a sostegno della sua missione educativa e apostolica.

Per i Salesiani, per tutta la Famiglia salesiana e per quanti nella Chiesa a lui si ispirano, don Bosco non è solo un punto di riferimento, ma un modello di vita. Per questo è necessario conoscerlo e comprenderlo nel suo essere e operare, comprensivo dei suoi detti e dei suoi scritti, oggettivati in una straordinaria ricchezza di fonti chiare e inoppugnabili. Rispetto alle “glorificazioni” di ieri e di oggi, è molto più educativo ripercorrere l’arduo itinerario che portò il santo ad essere quello che fu: prete diocesano dall’esigente spiritualità, distaccato da ogni ambizione, intraprendente, tutto consacrato alla causa giovanile; poi Fondatore dalla forte interiorità e dalla straordinaria operosità.

Nell’ultima meditazione, Pietro Braido si domanda: Chi è il salesiano di don Bosco? Come nasce e vive il salesiano di don Bosco? Risponde ritornando alle “Fonti”, che esemplifica magistralmente con riferimenti storici e narrativi, proponendo continue e chiare suggestioni perché ognuno possa scoprire con don Bosco il proprio essere e operare. In definitiva, se l’intento era quello di esplicitare l’essere e l’operare di don Bosco, la conclusione non poteva non richiamare la fedeltà alla propria vocazione secondo l’essere e l’operare proprio dei Salesiani, della Famiglia salesiana e di quanti nella Chiesa e nella società a lui si ispirano.

 

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 Giovanni Bosco, Epistolario. Introduzione, testi critici e note a cura di Francesco Motto. Volume settimo (1880-1881), Roma, LAS 2016, pp. 560.

Questo settimo volume dell’Epistolario di don Bosco contiene 441 lettere, delle quali 151 inedite, indirizzate a oltre 200 destinatari. Copre gli anni 1880-1881, un periodo di importanza cruciale per la storia di don Bosco e dell’opera salesiana. Gli argomenti trattati sono molto variegati.

Si tratta prevalentemente dell’espansione e del consolidamento della Società Salesiana in Italia, Francia, Spagna, Argentina e Uruguay, mentre si profilano nuove opere in Portogallo e Brasile; di conseguenza emergono i problemi di carattere giuridico ed economico, gli sforzi e le strategie messe in atto a questo scopo, la vasta rete di cooperazione e di solidarietà che il santo andava poco a poco articolando. Emerge la tempra battagliera di don Bosco, la sua fiducia nella Provvidenza, le sue visioni sempre più universali, la chiara coscienza di una missione storica da portare avanti superando difficoltà di ogni genere.

In questa prospettiva egli affronta di volta in volta i problemi e gli ostacoli che si presentano, come la vertenza con mons. Gastaldi, i rapporti con le Congregazioni romane e col governo italiano. Di particolare rilevanza sono le lettere relative all’entrata dei Salesiani in Patagonia, alla costruzione della chiesa del Sacro Core in Roma e alla situazione precaria delle opere salesiane di Francia dopo le leggi anticlericali del 1880.

La figura di don Bosco si staglia in tutta la sua complessa ricchezza, nei tratti che caratterizzano la sua personalità umana e spirituale, nell’imponenza del suo lavoro, nella vastità dei suoi progetti e delle sue utopie. L’editore segue i criteri metodologici dei volumi precedenti, delineando, attraverso l’accurato apparato storico-illustrativo dei destinatari, dei personaggi e delle problematiche, il contesto generale e particolare dell’azione e dell’opera di don Bosco.

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Michal Vojtáš, Progettare e discernere. Progettazione educativo-pastorale salesiana tra storia, teorie e proposte innovative, Roma, LAS 2015, p. 353.

 

Il volume contribuisce al dibattito sull’aggiornamento del progetto educativo-pastorale che è stato uno dei temi centrali del ripensamento postconciliare dell’educazione dei Salesiani di don Bosco. L'autore fa un tentativo di valorizzare modelli di progettuali più integrali per superare difficoltà e riduttivismi legati alla progettazione educativo-pastorale.

Dopo un periodo di entusiasmo sull’efficacia della progettazione si è arrivati all’attuale momento di disincanto. Tra i sintomi di questo scenario si nota l’arduo passaggio dalla carta alla vita, la moltiplicazione esagerata dei progetti interconnessi, la formalizzazione dell’educazione intesa come esecuzione del progetto, la percezione prevalentemente tecnica della progettazione, i tempi di attuazione troppo brevi e la mancata mentalità progettuale degli educatori. Vari indizi mostrano che le difficoltà nei riguardi della progettazione derivano dal modello antropologico e dal paradigma progettuale sottostante alle teorie che ispiravano la metodologia nel periodo postconciliare.

Valorizzando modelli progettuali più integrali e più consoni con l’educazione salesiana, il presente studio affronta la questione in tre momenti che costituiscono le tre parti del volume:

1. Descrivere l’evoluzione della progettazione educativo-pastorale salesiana dal Concilio Vaticano II ad oggi.

2. Analizzare le fonti teoriche d’ispirazione metodologica e studiare gli ultimi sviluppi nell’ambito delle scienze organizzativo-pedagogiche.

3. Proporre un quadro teorico e una metodologia più integrale della progettazione educativo-pastorale.

Michal Vojtáš è un Salesiano di don Bosco, docente di Pedagogia Salesiana e del Sistema Preventivo all’Università Pontificia Salesiana di Roma. È il direttore del Centro Studi don Bosco della stessa Università, fa parte del gruppo di coordinamento del Forum Salesiano e collabora con le riviste Orientamenti Pedagogici e Salesianum. La sua area di ricerca si concentra attorno alla storia, all’attualizzazione, e agli aspetti organizzativo-formativi dell’educazione salesiana.

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Fausto Perrenchio, La Bibbia negli scritti di don Bosco, Roma, LAS 2010, pp. 624 - Codice EAN/ISBN: 978-88-213-0745-4.

 
Obiettivo di questa accuratissima ricerca è quello di verificare la presenza del riferimento biblico negli scritti di san Giovanni Bosco e disegnare una mappa, il più possibile completa e ordinata, delle citazioni reperibili nei suoi scritti.
È un lavoro di analisi, che ha il carattere di censimento, di raccolta dati.
Globalmente gli scritti di Don Bosco presi in esame sono 240.
Il numero di citazioni bibliche risultato da questa analisi ammonta a 6.929: 4.662 citazioni del Nuovo Testamento e 2.267 dell’Antico Testamento.
 
L’impianto della ricerca comprende tre parti.
La prima presenta in forma sintetica la mappa delle citazioni bibliche negli scritti di Don Bosco: computo generale delle citazioni; loro distribuzione libro per libro; annotazioni critiche sul modo di citare di Don Bosco.
La seconda parte presenta in forma analitica la mappa delle citazioni rilevate, testo per testo.
La terza parte, intitolata: Don Bosco e la Bibbia, mira a mettere in rilievo l’importanza che la Bibbia ha avuto, innanzitutto nella formazione di Don Bosco; in secondo luogo nella sua azione pedagogica ed infine in alcuni suoi scritti di carattere educativo: le Vite di Luigi Comollo, di Domenico Savio, di Michele Magone e di Francesco Besucco; il Giovane provveduto; la lettera da Roma alla comunità di Valdocco; il Sistema preventivo nella educazione della gioventù; la circolare sui castighi da infliggere nelle case salesiane.
Al volume è allegato un utilissimo DVD che permette la ricerca di tutte le citazioni e i rimandi biblici inseriti da don Bosco nelle sue opere.
 
Nell’opuscolo Il cristiano guidato alla virtù e alla civiltà secondo lo spirito di San Vincenzo de’ Paoli Don Bosco, parlando di San Vincenzo, rivela uno dei segreti della propria esistenza e di tutta la sua azione educativa: «La dottrina del Vangelo era l’unica regola della sua vita» (OE XXVIII, 113); «Un disegno autorizzato da ragioni di una saggia politica non era di suo gradimento se non autorizzato dalla massime del Vangelo» (OE XXVIII, 109); «egli si era proposto Gesù Cristo a modello; attingeva nel Vangelo tutta la sua morale, tutta la sua civiltà, tutta la sua politica» (OE III, 235-236).
 
 

 

Giovanni Bosco, Epistolario. Introduzione, testi critici e note a cura di Francesco Motto. Volume sesto (1878-1879), Roma, LAS 2014, 608 p.

 

Il sesto volume dell’Epistolario di san Giovanni Bosco contiene 422 lettere (di cui 117 inedite) scritte nel biennio 1878-1879. Esse documentano l’attività di don Bosco su vari fronti, insieme all’espansione della sua opera in Italia, Francia, Argentina e Uruguay. “Con le quattro lettere disponibili mediamente per settimana – scrive Francesco Motto – si comprende come sia facile seguire don Bosco passo passo nei suoi impegni giornalieri, nei suoi interessi quotidiani, nei suoi viaggi in Italia e Francia, nelle sue gioie e nei suoi dolori. Il biennio 1878-1879 per lui è ricco di eventi, tanto lieti quanto amari, ad iniziare dalle speranze e dalle tensioni successive alla scomparsa ai primi di febbraio del papa, amico, Pio IX” (p. 5).

Alcune caratteristiche appaiono in questo biennio rispetto agli anni precedenti: gli orizzonti sempre più vasti di don Bosco e la progressiva responsabilizzazione dei collaboratori, soprattutto di don Michele Rua, corrispondente privilegiato durante i viaggi fuori Torino.   

Prevalgono tematiche relative al governo generale dell’Opera, all’animazione del personale salesiano, alle nuove fondazioni, alle difficoltà inerenti e alla ricerca costante di fondi.

Emergono due particolari situazioni: la prima legata alla salvaguardia delle scuole ginnasiali di Valdocco, chiuse momentaneamente per decreto governativo nel maggio 1878, la seconda dovuta all’aggravarsi del contenzioso coll’arcivescovo di Torino mons. Lorenzo Gastaldi. Sulla chiusura delle scuole dell’Oratorio don Bosco intraprende una fiera battaglia anche legale, ben documentata nelle corrispondenze, che si protrarrà fino al 1881 con esito positivo. L’intensificazione delle incomprensioni e dei reciproci irrigidimenti nelle relazioni tra Curia torinese e Direzione salesiana è dovuta a una serie di fatti emersi in questi anni, come la pubblicazione anonima di un libello anti-gastaldiano, la campagna di raccolta fondi per la costruzione della chiesa di San Giovanni Evangelista, l’ordinazione sacerdotale del conte Carlo Cays, le tensioni tra don Bonetti, cappellano dell’oratorio femminile Santa Teresa di Chieri, e il parroco locale. Tutte queste vicende rimbalzano a Roma e alimentano una fitta corrispondenza di indole apologetica ed esplicativa da parte di don Bosco.

Nonostante la prevalenza dei problemi amministrativi e gestionali, nelle lettere di don Bosco emergono spesso significativi tratti di spiritualità e indicazioni di indole ascetico-religiosa: “una spiritualità in azione” (p. 24). Spicca particolarmente la personalità di don Bosco, la sua abilità nel trattare gli affari. Soprattutto la sua visione e il suo carisma emergono in modo sempre più marcato e articolato.

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Istituto Storico Salesiano, Fonti salesiane. 1. Don Bosco e la sua opera, Roma, LAS 2014, LXXII+1362 p.

Nell’impegno richiesto a tutta la Congregazione di “ripartire da don Bosco”, il Capitolo Generale XXVI domandava al Rettor Maggiore di curare “la traduzione e la pubblicazione di una raccolta delle principali fonti salesiane”. Ora con questa pubblicazione dell’Istituto Storico Salesiano abbiamo un ulteriore strumento che ci permette di approfondire l’identità carismatica salesiana. Non si può infatti reinterpretare don Bosco oggi, attualizzare le sue intuizioni e scelte educative e pastorali, vivere la sua esperienza spirituale se non si ha familiarità con le fonti in cui egli parla direttamente.
Questo volume di fonti storiche si divide in quattro parti: Scritti e documenti per la storia di don Bosco e la sua opera; Scritti e testimonianze di don Bosco sull’educazione e sulla scuola; Scritti e testimonianze di don Bosco sulla vita spirituale, Scritti di indole biografica e autobiografica. Come abbiamo imparato durante il triennio di preparazione al Bicentenario, questo è il triplice modo per avvicinarsi direttamente e storicamente a don Bosco e alla sua opera, alla sua pedagogia e alla sua spiritualità. La quarta parte del volume raccoglie invece scritti di indole biografica ed autobiografica, nei quali le suddette dimensioni storiche, pedagogiche e spirituali sovente si sovrappongono e si arricchiscono a vicenda, al punto da non poterle facilmente distinguere.
Nella progettazione dell’Istituto Storico questo è il primo volume delle “Fonti salesiane”, precisamente quello che si riferisce a don Bosco e alla sua Opera. Dobbiamo quindi attenderci la pubblicazione di altri volumi di fonti, che potranno seguire probabilmente la cronologia della vita dei successori di don Bosco stesso.
Tale volume di fonti salesiane su don Bosco e la sua opera è pure affidato alla Famiglia salesiana, agli amici di don Bosco, agli estimatori dell’opera salesiana, ai giovani, ai laici coinvolti nello spirito e nella missione di don Bosco, alle famiglie; tutti potranno attingere alle fresche sorgenti del carisma salesiano, dono dello Spirito per noi e per tutta la Chiesa. Tutti potranno ispirarsi alla pedagogia e alla spiritualità di don Bosco. Con tale raccolta risulterà certamente di maggior facilità anche per gli studiosi citare e fare riferimento a un testo unico di fonti (Pascual Chávez Villanueva, Rettor Maggiore dei Salesiani).

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San Giovanni Bosco
, Insegnamenti di vita spirituale. Un’antologia. Introduzione e note a cura di A. Giraudo, Roma, LAS 2013, pp. 238.

 San Giovanni Bosco iniziò il suo ministero nelle periferie torinesi tra poveri giovani, bisognosi di tutto. Non si limitò a dar loro pane e istruzione. Propose fin dal principio “un metodo di vivere breve e facile, ma sufficiente” per diventare “la consolazione dei parenti, l’onore della patria, buoni cittadini in terra per essere poi un giorno fortunati abitatori del cielo”. Nacque una scuola di santità giovanile feconda di frutti.

Venticinque anni più tardi, con la fondazione della Congregazione Salesiana, i suoi orizzonti si ampliarono; il suo magistero spirituale si approfondì, divenne più radicale, totalizzante. Ma proprio in questo movimento che accentuava il primato assoluto di Dio e le esigenze della sequela, emerge più chiara anche la sostanza di quella “facile” proposta spirituale fatta ai giovani del primo Oratorio. Il nocciolo infatti è lo stesso, anche se espresso con la semplicità di un linguaggio disadorno e quotidiano.

Questa antologia ha lo scopo di mettere il lettore a contatto con quel clima, farlo entrare negli orizzonti interiori di don Bosco, renderlo familiare con il suo magistero spirituale e il suo linguaggio. Non è una presentazione organica della sua spiritualità, ma una raccolta di “insegnamenti” su come vivere da buoni cristiani e da buoni Salesiani in modo integrale.

Il volume è composto di quattro parti: 1. Don Bosco guida spirituale dei giovani; 2. Indirizzi di vita per un cristianesimo coerente e d’azione; 3. Consacrati a Dio per la sua gloria e per la salvezza dei giovani; 4. Raccomandazioni finali di un padre e preoccupazioni di un fondatore.

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Giovanni Bosco, Epistolario. Introduzione, testi critici e note a cura di Francesco Motto. Volume quinto (1876-1877), Roma, LAS 2012, pp. 614.

Apparso dopo nove anni dalla pubblicazione del precedente, questo quinto volume dell’Epistolario di don Bosco, curato da Francesco Motto, raccoglie 422 lettere scritte dal Santo nel biennio 1876-1877. Le inedite sono 113.

Negli anni 1876-1877 don Bosco è sottopoto a un carico di lavoro impressionante. È impegnatissimo nel preparare il primo capitolo generale, nel rafforzare le opere salesiane fondate in precedenza, nell’aprirne di nuove in Italia, Francia e America Latina; nel lanciare nelle stesse aree le Figlie di Maria Ausiliatrice; nel formare religiosamente ed educativamente Salesiani e suore; nel consolidare giuridicamente i due istituti. Nello stesso periodo ha istituito l’Opera di Maria Ausiliatrice per le vocazioni adulte, ha fondato i Cooperatori e il Bollettino Salesiano, ha allargato e consolidato le sue relazioni private e pubbliche. Sono stati anche anni di tensione col suo vescovo, di malintesi con autorità romane per la questione dei Concettini, di grandi sforzi per il finanziamento di due spedizioni missionarie.

I principali destinatari delle 422 lettere incluse in questo volume (211 per il 1876 e 211 per il 1877) sono il prefetto della Società Salesiana don Michele Rua (47 lettere), il papa Pio IX (27 lettere) il capo delle spedizioni missionarie don Giovanni Cagliero (26 lettere), l’arcivescovo di Torino mons. Lorenzo Gastaldi (15 lettere). E poi direttori salesiani, ecclesiastici, benefattori, autorità civili e governative.

A queste lettere vanno aggiunte 22 circolari o lettere collettive, 12 lettere a direttori di giornale, 4 a corrispondenti anonimi.

Nel biennio 1876-77 don Bosco è assente da Valdocco per un totale di 9 mesi: viaggiò in Piemonte, in Francia, in Liguria, a Roma (due viaggi) e in varie città italiane. Si trattava di visite alle case salesiane, di sopraluoghi per nuove fondazioni, di contatti con autorità ecclesiastiche romane e con benefattori.

Gli argomenti trattati sono i più vari, ma prevalgono le tematiche legate alla promozione dell’Opera salesiana, alla formazione dei propri religiosi, alla ricerca di fondi e alla dolorosa questione delle tensioni con mons. Gastaldi.

Francesco Motto ha fatto un lavoro accuratissimo di ricerca e di edizione critica delle fonti, con dettagliati indici (nomi di persona, di luogo, di materia, destinatari, cronologia delle lettere), e ha corredato ogni lettera di un preciso regesto e di note storiche.

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 Giovanni Bosco, Vite di giovani. Le Biografie di Domenico Savio, Michele Magone e Francesco Besucco. Saggio introduttivo e note storiche a cura di Aldo Giraudo, Roma, LAS 2012, 237 pp.

La vita di Domenico Savio (1859) e i profili biografici di Michele Magone (1861) e Francesco Besucco (1864), sono tra i documenti pedagogici più significativi di don Bosco, efficaci rappresentazioni narrative delle convinzioni e della pratica formativa del santo, nel primo ventennio di attività. Offrono gli elementi essenziali per comprenderne il messaggio educativo: la religiosità, centro unificante e vitalizzante; la comunanza paterna e fraterna di vita dell’educatore con gli allievi; l’intreccio dinamico di amore, letizia e impegno; l’efficacia del coinvolgimento attivo dei giovani nella comunità.

Queste Vite sono considerate «una sintesi pedagogica già matura, nella quale il divino e l’umano, il soprannaturale e il naturale, dovere e gioia, con modalità tipologiche diverse, raggiungono una perfezione che è caratteristica nel sistema educativo di don Bosco» (P. Braido).

Sono anche documenti autobiografici di grande efficacia rappresentativa. Ci permettono di osservare don Bosco educatore cristiano in azione; ci introducono nelle sue visioni; ci mettono in contatto con le sue aspirazioni; ci svelano lo sguardo meravigliato, affettuoso e insieme rispettosissimo, rivolto ai giovani protagonisti.

Questa nuova edizione riproduce il testo dell’ultima edizione curata da don Bosco, confrontata con le precedenti e con l’edizione “critica” di don Alberto Caviglia.

Il testo è corredato da note illustrative e storico critiche.

L’introduzione fornisce le coordinate storiche essenziali per un corretto approccio ai documenti, allo specifico genere letterario, alla loro singolarità in quanto testimonianze di una pratica educativa e di una mentalità. Sono offerte anche alcune chiavi interpretative per la focalizzazione dei messaggi e la loro attualizzazione.

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Morand Wirth, La Bibbia con don Bosco. Una lectio divina  salesiana, Vol. III: Atti, Lettere, Apocalisse, Roma, LAS 2012, 680 pp.

Morand Wirth, in questo terzo e ultimo volume de La Bibbia con don Bosco raccoglie le citazioni e le interpretazioni del "santo dei giovani" riguardanti gli Atti degli Apostoli, le Lettere di Paolo, di Giacomo, di Pietro, di Giovanni, di Giuda, e l'Apocalisse di Giovanni. I racconti accattivanti degli Atti degli Apostoli occupano il primo posto dal punto di vista quantitativo (167 pagine). Si percepisce facilmente la sintonia del santo del Da mihi animas con l'ardore missionario di Pietro, degli apostoli e in particolare dell'intrepido apostolo Paolo con il suo amore appassionato per Gesù Cristo.

Nell'insieme delle Lettere emergono, sempre dal punto di vista quantitativo, la prima ai Corinzi (61 pp.), dove l'apostolo raccomanda «l'unità di fede, l'ubbidienza ai propri pastori, la carità vicendevole e specialmente verso i poveri», quella ai Romani «tutta piena di sublimi argomenti» (33 pp.), la seconda ai Corinzi in cui l'apostolo dà «sfogo ai paterni sentimenti del suo cuore» (26 pp.), quella agli Ebrei (22 pp.), quella agli Efesini (21 pp.), quella ai Filippesi (20 pp.), la lettera ai Galati e la «lunga e sublime» prima lettera di Pietro (19 pp.). Nelle lettere pastorali don Bosco trovava molti spunti per la formazione dei giovani, dei chierici e dei sacerdoti. Più che le questioni speculative interessano don Bosco le esortazioni morali e spirituali. Va notata però la sua insistenza sulla salvezza mediante la fede e le buone opere. La lettera a Filemone, la più facile e la più breve, «per la bellezza dei sentimenti può servire di modello a qualsiasi cristiano». L'Apocalisse di Giovanni (46 pp.) con le sue «meravigliose rivelazioni» doveva avere per lui un'attrattiva tutta particolare, come si vede dalle sue profezie e sogni.

Alla fine di questo percorso biblico con don Bosco, proviamo, come dice Cesare Bissoli nella postfazione, «un non piccolo e motivato senso di stupore e di ammirazione» davanti a tanto impegno a favore della comunicazione della Parola di Dio da parte del santo dei giovani». Conviene ricordare inoltre con Giorgio Zevini che la lectio divina di don Bosco, ossia la sua lettura spirituale della Scrittura, era «il continuo punto di riferimento della sua vita, la sorgente del suo insegnamento religioso e morale ai giovani».

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Morand Wirth, La Bibbia con don Bosco. Una lectio divina  salesiana, Vol. II: I quattro Vengeli, Roma, LAS 2011, 756 pp.

Di don Bosco si può dire quello che lui stesso scriveva a proposito di Vincenzo de’ Paoli: un santo che «si era proposto Gesù Cristo a modello; attingeva nel Vangelo tutta la sua morale, tutta la sua civiltà, tutta la sua politica; e coloro che l’hanno frequentato di più riguardarono come per sua insegna particolare quelle parole che un eccesso d’amore gli fece una volta pronunziare: Non trovo cosa che mi piaccia se non in Gesù Cristo».

Nei numerosi scritti di don Bosco Fausto Perrenchio ha contato 1.389 citazioni o riferimenti espliciti o impliciti al Vangelo di Matteo, 160 a quello di Marco, 756 a quello di Luca e 538 a quello di Giovanni. A questi 2.843 riferimenti si possono aggiungere le lunghe parafrasi dei testi evangelici che troviamo sia nella sua Storia sacra sia nella sua Storia ecclesiastica, e anche le abbondanti indicazioni reperibili nelle Memorie biografiche

Se vogliamo “leggere il Vangelo con don Bosco”, troveremo al centro di tutto Gesù, il Cristo promesso nell’AT, e sua madre Maria. Gesù ci conduce al Padre celeste, nostro padre provvidente, onnipotente, misericordioso e giusto. Per conseguire la salvezza, andiamo con fiducia al nostro “divin Salvatore”, che ha sofferto ed è risorto. Se vogliamo conoscere la verità, ascoltiamo attentamente il nostro “divin Maestro”. E per vivere da veri discepoli di Gesù, dobbiamo sceglierlo in tutto come il nostro “gran Modello”. La sua Chiesa, fondata su Pietro, è assistita dallo Spirito Santo e fecondata dai sacramenti; essa ha bisogno di operai che lavorino, anche e specialmente con la professione dei consigli evangelici. E non dimentichiamo la vita del mondo che verrà! Ultima parola di don Bosco, nella sua lettura trasversale di tutto il Vangelo: Gesù ama “con parziale affetto” i fanciulli e i giovani.  

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Simona Negruzzo (cur.), Il giansenismo e l’Università di Pavia. Studi in ricordo di Pietro Stella, Milano, Cisalpino Istituto Editoriale Universitario 2012 (collana Fonti e studi per la storia dell’Università di Pavia 63), pp. xiii+205.

Curato da Simona Negruzzo, docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia, questo volume raccoglie gli atti della giornata di studio che il Centro per la storia dell’Università di Pavia ha organizzato il 22 maggio 2009, nell’intento di offrire, partendo dai risultati scientifici di Pietro Stella, nuovi contributi relativi alla storia del giansenismo in Europa e alla Facoltà teologica pavese tra Sette e Ottocento. Il volume è pubblicato con il patrocinio dell’Università Pontificia Salesiana di Roma.

INDICE: - Pietro Stella, la storia e il genepy. A mo’ d’introduzione di Simona Negruzzo. - Pietro Stella di Giulio Guderzo. - Ricordando Pietro Stella di Maria Lupi. - Il fondo librario di Pietro Stella di Aldo Giraudo. - Échos jansénistes dans la prédication parisienne au XVIIIe siècle di Isabelle Brian. - Giansenismo e riforma della Chiesa negli anni della Rivoluzione (1789-1799) di Mario Tosti. - Tesi teologiche della Facoltà asburgica di Simona Negruzzo. - La Facoltà teologica pavese nell’età delle riforme asburgiche. Alcune considerazioni di Marco Barbieri. - Pietro Tamburini e il “dispotismo pontificio” di Paola Vismara. - Le goût de l’histoire. Giuseppe Zola agli esordi del suo insegnamento pavese di Annibale Zambarbieri. - La Facoltà teologica di Pavia dalla soppressione napoleonica alla mancata riapertura nella Restaurazione di Xenio Toscani. - Il vescovo Luigi Tosi a Pavia. Una Chiesa agostiniana (1823-1845) di Paolo Magnani. - L’universalità della grazia e l’esercizio delle virtù. Sul presunto giansenismo manzoniano di Giuseppe Langella

 

 

Giovanni Bosco, Memorie dell'Oratorio di san Francesco di Sales dal 1815 al 1855Saggio introduttivo e note storiche a cura di Aldo Giraudo, Roma, LAS 2011, 240 pp.

Le Memorie dell’Oratorio sono, tra le opere di san Giovanni Bosco (1815-1888), una delle più personali, forse il libro più ricco di contenuti e di orientamenti preventivi che egli abbia scritto. Composte tra 1873 e 1875, in un momento di grande fervore operativo, riflettono sul cammino percorso per definirne il senso e focalizzare l’attenzione dei discepoli sull’identità di un’istituzione orientata alla salvezza dei giovani, pronta ad aprirsi in prospettiva mondiale. 

Risultano «una storia dell’oratorio più teologica e pedagogica che cronachistica, il documento più lungamente meditato e voluto da Don Bosco». Sono «un manuale di pedagogia e di spiritualità raccontata, in chiara prospettiva oratoriana» (P. Braido).

Questa nuova edizione utilizza il testo nell’edizione critica dell’Istituto Storico Salesiano, ulteriormente confrontato con i manoscritti originali. 

Un saggio introduttivo illustra l’importanza del documento per la conoscenza del mondo interiore, delle sensibilità e delle visioni del Santo, presenta i processi mentali messi in atto nella ricostruzione autobiografica e le intenzioni che hanno orientato la scrittura. 

Sono offerte anche chiavi interpretative e piste di lettura per valorizzare le potenzialità di questo eccezionale documento. 

Il testo è corredato da note storiche, da un’appendice documentaria e una tavola cronologica.

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Maria Lupi - Aldo Giraudo, Pietro Stella. La lezione di uno storico, Roma, LAS, 2011, 150 pp.

Pietro Stella fu un maestro nel senso più nobile del termine. Questo volume è una riflessione su temi a lui congeniali, in cui ha impresso un'impronta storiografica decisiva. La sua prima lezione, come mostra Maria Lupi (Università degli Studi Roma Tre), è costituita da un singolare itinerario scientifico e da una personalissima metodologia. Egli ha costruito i suoi contributi scientifici a partire dall'analisi di una miriade di opere a stampa e da una vastissima documentazione archivistica.

La sua ricerca ha dato ampio spazio alla produzione del libro religioso. Il saggio di Roberto Rusconi (Università degli Studi Roma Tre) ne illustra la rilevanza: la letteratura biblica, patristica, teologica, morale, devozionale, catechetica, manualistica e trattatistica, colta e popolare, ha costituito la fonte delle sue ricerche. Secondo ambito privilegiato è stato lo studio del giansenismo italiano. Paola Vismara (Università degli Studi di Milano) inserisce il suo lavoro nella vasta saggistica italiana e straniera, sottolineandone le caratteristiche, gli apporti originali e l'incisività.

Il terzo importante campo di ricerca è la figura e l'opera di don Bosco, di cui Stella fu biografo innovativo. Aldo Giraudo (Università Pontificia Salesiana) ripercorre le tappe di tale itinerario storiografico, intrecciato strettamente con la sua vocazione di religioso salesiano.

Altro tema favorito, quello del clero in età moderna e contemporanea, è illustrato daMario Rosa (Scuola Normale Superiore di Pisa), che dimostra come esso sia propedeutico agli altri argomenti preferiti dall'autore.

Completano la trattazione i contributi di allievi e amici, che rievocano scambi di opinioni e sinergie scientifiche, come Marina Caffiero (Sapienza Università di Roma), o la collaborazione in ambito accademico, feconda di preziosi insegnamenti, come Giovanna Da Molin (Università degli Studi di Bari) e Mario Tosti (Università degli Studi di Perugia).

Nelle conclusioni, Daniele Menozzi (Scuola Normale Superiore di Pisa), aiuta a leggere in modo unitario i saggi presentati, dando un ulteriore contributo alla riflessione sullo spessore dell'eredità storiografica di Pietro Stella.

In appendice viene pubblicata la trascrizione di una lezione che il professor Stella ha tenuto nella Facoltà di Teologia dell'Università Pontificia Salesiana, pochi mesi prima della scomparsa, in cui ripercorre il suo itinerario di studioso. Conclude il volume la sua bibliografia aggiornata (a cura di Maria Lupi), con le numerose recensioni pubblicate in riviste italiane e straniere.

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Francesco Casella, Il Clero e lo Stato unitario nella provincia di Caserta (1860-1878), Roma, LAS 2011, 150 pp.

Il volume si colloca nell’ottica storico-critica dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Intende verificare, in analogia a quanto avvenuto a livello nazionale, e nel contesto del Mezzogiorno d’Italia, come si è sviluppato il rapporto dialettico fra Stato e Chiesa nella provincia di Caserta, non privo di tensione, nelle fasi immediatamente precedenti l’Unità d’Italia e nei primi decenni del nuovo Stato. 

La monografia, situata in un contesto ampio di ricerca storiografica nell’ambito del Mezzogiorno d’Italia, grazie ad un’ampia consultazione dell’Archivio di Stato di Caserta, esplora il rapporto tra il clero e lo Stato unitario nella provincia di Caserta (1860-1878) in cinque capitoli:

1. Il clero dal legittimismo borbonico all’opposizione verso lo Stato unitario; 2. L’opposizione del clero durante il governo della Luogotenenza; 3. Il clero reazionario e il clero liberale; 4. Il clero e i vescovi tra reazione e rinnovamento; 5. Il clero e l’opinione pubblica. 

Dalla documentazione esaminata emerge che il rapporto fra clero e Stato unitario ebbe punte di asprezze molto dure, all’interno di tentativi piuttosto fragili di conciliazione. Tuttavia, anche nella provincia di Caserta si manifestò un certo rinnovamento, dopo il 1870, con una maggiore adesione al Papa, con la nomina di nuovi vescovi, con l’attenzione a nuove forme di vita pastorale e religiosa e con la ricerca di nuove vie per l’educazione dei ragazzi.

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Bay Marco, Giovanni Bosco a Chieri, 1831-1841. Scuola pubblica e seminario. Appendici documentarie a cura di Secondo Caselle. Prefazione di S. E. Mons. Carlo Chenis sdb, Roma, LAS, 355 pp.

Il libro esce a distanza di oltre vent’anni dalla pubblicazione di un fortunato volume di Secondo Caselle (1914-1992), appassionato cultore di storia locale, Giovanni Bosco studente. Chieri 1831-1841: dieci anni che valgono una vita (Torino, Edizioni Acclaim 1988). L’opera, ormai introvabile, frutto di accurate ricerche archivistiche, offriva molti interessanti dati inediti sugli anni chieresi della formazione del Santo di Castelnuovo.

  Marco Bay riprende i materiali raccolti da Caselle, “con opportuni adattamenti, aggiunte, arricchimenti” (p. 17), ma anche alcune correzioni e un’ampia documentazione iconografica. I motivi che lo guidano a questa meritoria operazione editoriale sono, essenzialmente questi: la richiesta, da parte dei numerosi pellegrini e degli studiosi, di materiali che documentino gli anni di formazione del giovane Bosco; l’esigenza di mettere in evidenza una metodologia di approccio critico alle biografie tradizionali (specialmente al primo volume delle Memorie biografiche di don Giovanni Bosco, pubblicato da Giovanni Battista Lemoyne nel 1898); l’offerta di spunti per riflettere su una delle fasi più delicate e importanti della formazione umana e culturale del santo dei giovani. C’è inoltre l’intenzione di evidenziare l’importante contributo di Secondo Caselle alla ricerca storiografica su don Bosco.

Il volume è composto da un’ampia introduzione (pp. 17-32), da tre capitoli di indole biografica, attinti alle Memorie biografiche (pp. 33-151) e da una vasta appendice documentaria (pp. 165-350), la parte più rilevante e preziosa del lavoro. In essa troviamo documenti e testi relativi a personaggi, istituzioni e momenti legati agli anni di permanenza del giovane Bosco in Chieri.

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Francesco Motto, Vita e azione della parrocchia nazionale salesiana dei SS. Pietro e Paolo a San Francisco (1897-1930). Da colonia di paesani a comunità di Italiani, Roma, LAS, 2010, 501 pp.

Il volume di Francesco Motto presenta una vicenda italo-americana poco conosciuta, quella dell’azione dei Salesiani incaricati della chiesa nazionale italiana dei SS. Pietro e Paolo di San Francisco nei primi decenni del XX secolo.

Gli studiosi si sono già interessati di alcune parrocchie italiane negli Stati Uniti, collocate prevalentemente nella zona orientale, quella di maggiore densità immigratoria. New York rappresentò il primo porto di sbarco degli immigrati italiani, quelli più poveri. San Francisco invece fu l’ultima meta, per quegli italiani meno poveri che si potevano permettere un costo di viaggio maggiore.. Come scrive l’Autore, «la prima città fu per i meridionali, la seconda per i settentrionali, almeno all’inizio; la prima per i meridionali, più conservatori ed attaccati alla loro terra, la seconda per i settentrionali, navigatori oltre oceano, dunque fra i primi arrivati che, anziché piegarsi ad un habitat già costituito come i connazionali dell’Est, poterono fortunatamente competere ad armi pari, su basi più o meno uguali, con tutti gli altri immigrati e poterono collaborare fin da principio a costruire il futuro Stato, acquisendo posizioni di rispetto nella cultura, nel mercato e nella società. Il raggiungimento di un certo benessere della colonia italiana in San Francisco fu più rapido che non nelle altre città statunitensi, a giudizio di molti studiosi, i quali sostengono che gli Italiani a San Francisco fecero meglio dei loro connazionali di altre città» (p. 23).

Di fronte al riconosciuto successo degli Italiani di San Francisco, nell’economia, nell’amministrazione e nell’integrazione, Motto si domanda quale sia stato il contributo della parrocchia salesiana dei SS. Pietro e Paolo, con le sue pratiche, le sue tradizioni, le sue insistenze, le sue iniziative di solidarietà, di socialità e di promozione della leadership.  La ricerca investe il periodo storico tra il 1897 (inizio dell’attività salesiana a San Francisco) e il 1930, momento di maggior presenza di Italiani in città, ma anche di integrazione nel tessuto sociale californiano della comunità italiana.

Il volume è diviso in tre parti. La prima (pp. 29-100) traccia il profilo del fenomeno migratorio tra Italia e Stati Uniti, particolarmente nell’area di San Francisco, unitamente alle iniziative della Chiesa cattolica per la cura pastorale e sociale degli immigrati. La seconda parte (pp. 101-405), quella centrale e più consistente, è composta da tre sezioni: una è dedicata alla situazione degli italiani in città (pp. 105-166); l’altra documenta l’arrivo dei Salesiani, il loro insediamento a San Francisco e la loro prima attività tra 1897 e 1906 (pp. 167-220); l’ultima presenta la multiforme azione pastorale, sociale ed educativa della chiesa italiana di San Francisco e dei suoi animatori salesiani (pp. 221-405). La terza parte del volume (pp. 407-454) contiene una valutazione interpretativa dei dati, per mettere in risalto «i ruoli prioritari giocati dalla chiesa etnica di San Francisco nella costruzione d’una comunità ecclesiale e civile, attenta all’educazione: il ruolo religioso, il ruolo sociale, il ruolo salesiano» (p. 27).

L’ottima ricerca si colloca nell’ambito degli studi storici fermentati attorno alle celebrazioni del 150° dell’Unità d’Italia.

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Roy Anthony Parackal, The Salesian Missionary Vision 1923-1967 Shillong, 2010.

L’inizio dell’attività missionaria è stato per la Congregazione Salesiana un evento determinante, sia per la sua identità che per il suo futuro sviluppo. Con la prima spedizione di Salesiani in America Latina (1875) gli orizzonti della missione salesiana si sono aperti progressivamente al mondo intero e a tutte le culture. Da quel momento l’azione missionaria è diventata parte integrante del carisma salesiano e lo ha reso più ricco e fecondo. Se studiamo la storia della Congregazione Salesiana e la confrontiamo con quella di altre Congregazioni fondate negli stessi anni a Torino, possiamo dire, con una certa sicurezza, che il suo successo e il suo sviluppo sono dovuti alla ispirata e coraggiosa scelta missionaria del Santo Fondatore. Senza questa decisione probabilmente la Società di San Francesco di Sales sarebbe rimasta una piccola realtà locale.

La tensione missionaria ha ampliato gli orizzonti dei discepoli di Don Bosco, li ha messi a confronto con altre culture, con le grandi religioni e le loro spiritualità, con i diversi sistemi sociali e i loro valori, e li ha aiutati a riflettere criticamente e creativamente sul proprio metodo educativo e pastorale per adattarlo alle diverse situazioni. I Salesiani, così facendo, hanno potuto sviluppare in tutta la sua potenzialità lo specifico patrimonio spirituale ed educativo ricevuto dal Fondatore. Hanno anche scoperto la fecondità carismatica e l’adattabilità interculturale dello spirito e della prassi formativa di Don Bosco. Così, attraverso l’opera dei missionari salesiani, il carisma e il metodo educativo di Don Bosco sono diventati un dono per le giovani generazioni del mondo intero, una risorsa operativa per le società civili e le nazioni in cui l’Opera Salesiana si è impiantata e un patrimonio per la Chiesa universale. Infatti la secolare prassi missionaria della Chiesa è stata arricchita dal modello Oratoriano che i figli di Don Bosco hanno attuato nelle Missioni. C’è stato un reciproco arricchimento e i risultati sono oggi sotto gli occhi di tutti.

Don Bosco, fin dall’inizio, non ha mai cessato di alimentare lo spirito apostolico e l’ideale missionario dei suoi discepoli. Egli insegnava a loro che la finalità deve essere quella specifica della missione salesiana: la salvezza e la formazione dei giovani e del popolo, intesa in senso ampio, e, attraverso di essa, la trasformazione della società. Insegnava anche che il dinamismo profondo dell’azione missionaria è quello ispirato alla Carità del Buon Pastore che vuole raggiungere ogni essere umano, in ogni parte del mondo. Inoltre, attraverso il motto «Da mihi animas, cetera tolle», Don Bosco ricordava ai suoi Salesiani che non dovevano cercare altro se non il servizio generoso del prossimo, soprattutto dei giovani più poveri e abbandonati, dando risposte concrete ai loro veri bisogni, attraverso l’impegno educativo, l’istruzione e la formazione professionale, l’accompagnamento spirituale, l’educazione morale e civile, l’annuncio del Vangelo e la testimonianza personale di una vita gioiosa ed esemplare. Infine, animando i suoi figli alla vocazione missionaria, li ha incoraggiati a vivere fino alle ultime conseguenze la loro vocazione di religiosi consacrati e di apostoli dei giovani, pronti a lasciare ogni cosa – se necessario anche la vita – per attuare la missione salesiana, in obbedienza al mandato di Cristo: «Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura» (Mc 16:15).

Ma la dimensione missionaria della vocazione salesiana si è dimostrata efficace anche nella formazione dei giovani. Attraverso la predicazione, le “buone notti”, il racconto di sogni e progetti di fondazione, la lettura e la pubblicazione delle lettere dei missionari, Don Bosco comunicava ai giovani il suo entusiasmo apostolico e i suoi ideali educativi, li formava al senso ecclesiale, incoraggiava e coltivava la loro vocazione, li apriva ad una visione della realtà umana ampia quanto il mondo. Moltissimi giovani, ascoltando le parole di don Bosco, si sono sentiti nascere nel cuore il desiderio di consacrarsi alla missione salesiana, pronti ad abbandonare patria e parenti per «farsi tutto a tutti» (1 Cor 9:22) nello stile di Don Bosco. Molti altri, leggendo il Bollettino Salesiano hanno desiderato di diventare parte attiva della grande Famiglia apostolica di Don Bosco come Cooperatori, sostenendo le opere missionarie con la preghiera, con il denaro, con la propaganda e con varie forme di volontariato.

Il fervore missionario della Famiglia Salesiana ha continuato a crescere nel tempo. La prima Guerra mondiale (1914-1918) aveva temporaneamente rallentato l’espansione. Ma con gli anni Venti, grazie all’insistenza di don Paolo Albera e don Filippo Rinaldi, lo spirito missionario salesiano rinacque più forte con una prodigiosa fioritura di vocazioni e di fondazioni. Due iniziative particolarmente ebbero un’incidenza importante sul grande sviluppo missionario dei decenni successivi: la fondazione degli aspirantati missionari e la pubblicazione in Italia del periodico Gioventù Missionaria (1923-1967), con edizioni in spagnolo (Juventud Misionera), in portoghese (Juventude Missionaria), in francese (Jeunesse et Missions) e in altre lingue.  

Roy Paracakal ha studiato il periodico Gioventù Missionaria, inserendolo nel contesto più ampio del movimento missionario cattolico del Novecento e collegandolo all’associazionismo giovanile salesiano. Gioventù Missionaria è stata una rivista importante, come risulta da molte testimonianze, sia perché ha suscitato innumerevoli vocazioni missionarie tra i giovani, sia perché ha diffuso l’interesse e la simpatia per le missioni salesiane, creando un movimento di solidarietà che ancora oggi, a quarant’anni dalla sua chiusura, porta frutti. Il periodico, diffuso nelle opere educative salesiane, favorì il rinnovamento dell’associazionismo salesiano (le antiche Compagnie) e incoraggiò la fondazione di Gruppi Missionari Giovanili molto attivi, che contribuirono a diffondere la sensibilità missionaria nelle famiglie, nelle parrocchie e nella società circostante. I giovani lettori di un tempo, diventati adulti, mantennero una forte sensibilità missionaria e continuarono a sostenere economicamente e spiritualmente le opere salesiane.

Nel ricostruire la storia di Gioventù Missionaria e nell’analizzare i suoi contenuti la preoccupazione fondamentale di Roy Parakal è stata di scoprire quale idea di “missione” e di “missionario” emerga dalle pagine del periodico. L’argomento non è di secondaria importanza. Infatti gli articoli di Gioventù Missionaria erano scritti dagli stessi missionari salesiani, spesso molto giovani, ed esprimevano le loro motivazioni spirituali, la loro sensibilità e visione, la loro idea di evangelizzazione e di educazione, la loro comprensione delle culture locali. Coloro che oggi si ispirano alle categorie dell’antropologia culturale e ai criteri elaborati dalla missionologia recente potrebbero avanzare molte riserve critiche nei confronti di quelle visioni. Ma chi vuole comprendere le ragioni delle scelte che hanno orientato la vita e l’azione di quei salesiani, i valori che hanno sostenuto la loro fede e il loro entusiasmo, gli obiettivi della loro prodigiosa operatività, ha bisogno di conoscere la loro mentalità, la loro sensibilità culturale e le loro motivazioni. Solo in questo modo è possibile scoprire i dinamismi profondi che hanno dato fecondità alle loro iniziative missionarie e hanno inciso efficacemente sugli eventi storici successivi.

In questo lavoro di ricerca l’autore applica una metodologia ispirata alla “cultural history”, ma il suo obiettivo fondamentale, come si può vedere nell’ultimo capitolo, è quello di andare al di là degli schemi mentali o culturali e della teologia di riferimento di quanti hanno scritto sulla rivista, per accedere alle loro motivazioni profonde e alla loro spiritualità. In questo sta appunto la novità e l’interesse di questo libro.

 

Arthur J. Lenti, Don Bosco: History and Spirit. Vol. 7: Don Bosco’s Golden Years. With General Indexes of the Series. Edited by A. Giraudo, Roma, LAS 2010, 500 pp.

Volume 7, the last in the series Don Bosco: History and Spirit (edited by Aldo Giraudo) surveys Don Bosco’s Life and activity in the late seventies and eighties, roughly his last dozen years. These are his mature, reflective years; they are also the years of his quasi-retirement, gradually giving way to his sunset years. With regard to content, the nine chapters of this survey may be grouped under four headings.

(1) Chapters 1-3 deal with the Society’s internal organization and the regulations developed for that purpose. They cover such topics as the Society’s division into “inspectorates” (provinces), Don Bosco’s report of 1879 to the Holy See, general conferences and general chapters, and a discussion of the Salesian coat of arms mandated by General Chapter III (1883).

(2) Chapters 4-6 speak of a founder’s concerns over the qualities of candidates seeking admission into the Society, and over the salesian religious spirit of the confreres. They express Don Bosco’s severe judgments of discipline in the Oratory communities and of the bad spirit in the student community—assessments that motivate drastic decisions on Don Bosco’s part. Also Don Bosco’s reflective and educational writings of the period as well as the new direction imparted to the apostolate of the press reflect aspects of a founder’s concern.

(3) Chapters 7 and 8 tell the story, on the basis of archival surces and eyewitness testimonies, of Don Bosco’s progressive physical decline over the years 1884-1887—years plagued by worsening illness and yet marked with indomitable resolve to undertake fatiguing journies to visit and encourage confreres, cooperators and benefactors (Ch. 7). Chapter 8 gives a documented account of Don Bosco’s last illness and saintly death, followed by a discussion of Father Michael Rua’s succession—to which is added, by way of appendix, a fairly extended biographical sketch.

(4) Chapter 9 describes the difficult and protracted itinerary of the processes of Don Bosco’s beatification and canonization - to which are added a memoir by Father Francesco Tomasetti (postulator of the causes) and an interpretative essay of the significance of the event by the dean of Salesian scholars, Father Pietro Stella.

 The series Don Bosco, History and Spirit consists of seven volumes. The first three volumes survey the life and times of John Melchior Bosco (“Don Bosco,” 1815-1888) up to 1864, with particular attention to nineteenth-century political, social and religious history. This survey looks at Don Bosco’s own education, at his spiritual and theological formation. It examines the growth of the work, and the founding and initial development of the Society of St. Francis de Sales, in the context of the liberal revolution and the unification of Italy (1848-1861). The next four volumes describes Don Bosco’s life and work in the period following the unification of Italy. In this setting Don Bosco, History and Spirit discusses the institutional developments and organization of the Salesian Society. It examines the development of permanent structures to guarantee the continuance of the Salesian work, and discusses some of the founder’s insights and ideas, especially as they emerge from the reflective writings of his maturity.

 Arthur J. Lenti, who has published many articles on Don Bosco and Salesian topics in the Journal of Salesian Studies and in the Ricerche Storiche Salesiane, has degrees in Scripture, Systematic and Spiritual Theology. After over 20 years of teaching Scripture in various seminaries and in Summer programs, Fr Lenti came to Don Bosco Hall in Berkeley in 1975. Since 1984, he has been the lead instructor at the Institute of Salesian Spirituality in Berkeley (an affliate of the Dominican School of Philosophy and Theology, member school of the Graduate Theological Union in Berkeley).

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 Carlo Maria Viglietti, Cronaca di don Bosco. Prima redazione (1885-1888). Introducción, texto crítico y notas por Pabro Marín Sánchez, LAS, Roma, 2010, 254 pp.

Nella collana "Fonti-Serie Seconda” dell'Istituto Storico Salesiano, è uscita l'edizione critica di 6 taccuini autografi superstiti della Cronaca di Don Bosco, compilati dal giovane segretario personale Carlo Maria Viglietti tra il 24 marzo 1885 il 31 gennaio 1888.

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Francis Desramaut, Vita di don Michele Rua primo successore di don Bosco. Edizione a cura di A. Giraudo, Roma, LAS, 2009, 491 pp.

Nel 1888 don Michele Rua (1837-1910), su richiesta dei suoi confratelli, viene confermato dalla Santa Sede nella carica di Rettor Maggiore. L’eredità è pesante. Il governo delle istituzioni fondate da don Bosco – la Società Salesiana, l’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice e la Pia Unione dei Cooperatori Salesiani – non si presenta facile. Nonostante gli entusiasmi suscitati dalla figura carismatica del Fondatore, la situazione appare fragile sotto molti punti di vista. È necessaria un’opera sistematica di consolidamento dei percorsi formativi, di rafforzamento dell’identità propria, di organizzazione del governo e di coordinamento delle attività. È importante gestire i delicati rapporti con i governi nazionali e la società civile, in un tempo di tensioni sociali e di contrapposizioni ideologiche. Inoltre è necessario rispondere alle crescenti attese riposte sulla missione educativa salesiana. Alla morte, nel 1910, don Rua lascerà al successore un organismo dalle dimensioni mondiali, solido e stabilizzato, in piena espansione, che si impone come una tra le più significative istituzioni religiose della modernità.

Francis Desramaut ci presenta l’articolata personalità di don Rua e l’operosissima sua vita con la precisione dello storico informato e l’efficacia di una scrittura vivace e piacevole. Il tono divulgativo non sminuisce il valore dell’opera, che si presenta ben diversa dalle precedenti biografie edificanti. Qui tutto scorre in modo calibrato, sullo sfondo di eventi storici richiamati con sobria efficacia. Al termine della lettura si ha la percezione della grandezza umana e della profondità spirituale di quest’umile discepolo di don Bosco, che non volle mai apparire sulle grandi scene, sempre mettendo in primo piano la figura dell’amato maestro.

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Morand Wirth, La Bibbia con don Bosco. Una lectio divina salesiana. Vol. I: L’Antico Testamento, Roma, LAS 2009, 732 pp.

«La traduzione del Martini, col testo e note, è uno dei più belli studi che si possano fare sulla Bibbia», diceva don Bosco, parlando del testo biblico più in uso al suo tempo.

Don Bosco amava la Bibbia, quale parola di Dio e «fondamento della nostra santa religione». Diceva che il catechismo è la «Bibbia dei giovani». Pubblicando una Storia sacra, dichiarava che la sua intenzione era di «popolarizzare la scienza della Sacra Bibbia». Secondo lui, la predicazione doveva «poggiarsi sulla Sacra Scrittura». E nel programma degli studi ecclesiastici dei suoi salesiani la Bibbia doveva avere il primo posto: «Praecipuum eorum studium totis viribus dirigetur ad Biblia Sacra». Non sorprende allora il fatto che nell’abbondante letteratura popolare uscita dalla sua penna (opere edite, epistolario, memorie e altri scritti), e nelle sue parole trasmesse dai suoi biografi, si è potuto rilevare circa 6.000 citazioni o allusioni bibliche, di cui 2.000 per l’AT, 2.000 per i Vangeli, e 2.000 per il resto del NT. La Bibbia, infatti, è il «codice divino affidato alla Chiesa».

Percorrendo tutti i libri dell’AT – dalla Genesi al profeta Malachia – con gli occhi e la mente di don Bosco, l’Autore di questo studio apre nuovi orizzonti sulla spiritualità pedagogica del santo Educatore. Ci si rende conto che i libri da lui più citati sono la Genesi (fondamenti della fede), l’Esodo (i dieci comandamenti), i Salmi (preghiera e culto), i libri sapienziali (per la loro impronta educativa), in particolare il Siracide, e il profeta Isaia (annuncio del Messia). Benché la preoccupazione apologetica sia molto presente, ciò non impedisce a don Bosco di offrirci una vera e propria lectio divina salesiana, come dice il sottotitolo del volume. Infatti, la sua lettura è continuamente attenta alle suggestioni spirituali e educative del Testo sacro, alla liturgia e alla preghiera, alla presenza di Maria attraverso figure e simboli, e anche alle prefigurazioni della vita religiosa nell’AT. Don Bosco è convinto che l’AT è fondamentale per l’educazione morale e religiosa della gioventù, e che l’AT è fonte di vita spirituale e appello alla santità.

Ovviamente, essendo figlio del suo tempo, don Bosco non ha avuto tutti i mezzi che abbiamo oggi a nostra disposizione per l’approfondimento delle Scritture. Ma nel momento attuale in cui, sulle tracce del concilio Vaticano II, e dopo il Sinodo dei Vescovi sulla Parola di Dio, tutti sono chiamati a riprendere un contatto vivo e quotidiano con le Sacre Scritture, è bello scoprire che don Bosco fu un «uomo della Bibbia». Quanto a noi, dopo aver fatto i dovuti adattamenti e qualche volta anche le necessarie correzioni, possiamo ancora oggi fruire delle sue lezioni di vita.

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Eugenio Ceria, Don Bosco With God, translated by Michael Smyth, St Paul Communications/ Daughters of St Paul (Pauline Publications Africa), Nairobi, Kenya, 2008.

It was a real pleasure for me to read again, after a gap of several years, Eugenio Ceria’s Don Bosco With God, in a fresh new translation by Fr Michael Smyth, sdb, published by St Paul Communications/Daughters of St Paul (Pauline Publications Africa), Nairobi, Kenya, 2008. This new translation has been brought out to mark the two General Chapters of the Salesians of Don Bosco (SDB) and of the Daughters of Mary Help of Christians (FMA), both of which were held in 2008, and to prepare for the 150th Anniversary of the Foundation of the Salesian Congregation in December 2009.

The author, Eugenio Ceria (1870-1957) is well known in Salesian circles for having published, together with Giovanni Battista Lemoyne, the monumental nineteen-volume work, The Biographical Memoirs of St John Bosco. In 1929, Fr Ceria was appointed to take up and complete the work interrupted with the death of Fr Lemoyne in 1916. In the Preface to Don Bosco with God, dated 31 January 1946, Ceria states that the idea for the book came to him at the time of the beatification of Don Bosco in 1929. To quote his words (pp.15-16): “[Don Bosco’s] contemporaries were so taken up in admiration of his immense activity and various triumphs that they overlooked the fact that all his glory came from within – omnis gloria eius ab intus. Even the generation that came after his death preferred to dwell on the works of Don Bosco without paying much attention to the animating principle, that which has always been the secret of the saints: the spirit of prayer and union with God”

This book, therefore, was meant to correct the rather one-sided perception of Don Bosco’s true greatness by attempting as it were, “to lift the hem of the veil that covered his inner life”. Its publication in 1930 was met immediately with success. It is said that Cardinal Ildefonso Schuster, the Archbishop of Milan, on reading the book, remarked, “Finally, the Salesians have begun to understand Don Bosco!”

A useful Presentation by Fr George Gozzelino to the Italian edition (Don Bosco Con Dio, Roma, Edizione S.D.B. extracommerciale, 1988), available also in this book in the English translation, explains the structure and principles underlying the work. The book, Don Bosco Con Dio, went through two editions. The first, in 1930, was comparatively short. The second, the definitive edition in 1946, was enlarged with the addition of five chapters and amended in some details. For this work, Ceria drew upon the resources of The Biographical Memoirs, the two-volume Life of Don Bosco by Fr Lemoyne, the Acts of the Canonical Processes for the beatification and canonisation of Don Bosco, and other archival documents. This guarantees the credibility of the work.

The twenty chapters that go to make up the book bring together in a single whole, both a biographical history of the Saint and a theological reflection on his sanctity. The biographical content is found prevalently in the first seven chapters, dedicated to Don Bosco’s early childhood, his life in the family, at school, in the seminary, as a young priest and the beginnings of his mission. It is dwelt upon again in the penultimate chapter, ‘The Quiet Twilight’. The theological reflection is contained mainly in chapters eight through eighteen where, through a series of pen-portraits, the author delineates the fortitude of the Saint in the face of trials, his qualities exercised in his ministry of confessor, preacher and writer, his profound faith and ardent charity in his apostolic mission, and the ordinary and extraordinary gifts he was endowed with. The book closes with a final chapter on the theme of the all-pervading priestly character of Don Bosco’s sanctity.

What comes out clearly from a careful reading of these chapters is that Don Bosco was called by God from early childhood for a definite mission to poor youngsters, and endowed with special gifts of heart and mind for the task.  His sanctity consists in his total response of love to God, with, at its centre, a complete dedication to work tirelessly for the ‘salvation of souls’. This is how he understood and lived his vocation: to be a priest of God, a man of the Church, with a tender, childlike devotion to Mary; an ardent apostle with a boundless zeal ‘for the greater glory of God and the salvation of souls’, which he manifested in various forms of apostolate. This accounted for his manifold and prodigious activities; but at the heart of it all was his trusting faith in God, a complete abandonment to his holy Will, and a profound union with him in the midst of work. Apostolic prayer, sustained by a burning love for the Eucharist, enabled him to patiently endure and overcome all obstacles in the fulfilment of his mission. This single-minded passion for the salvation of souls, and the unique manner in which he lived it, with a pedagogical method eminently suited to bring Christ to the young and the young to Christ, forged his sanctity and gave it its distinctive stamp of originality.

The translation is made from the 1988 edition of Don Bosco Con Dio, mentioned above. Fr Smyth is to be commended for a translation that is faithful and flowing, and one that reads well. Although the book, in its style and content, bears the mark of the period in which it was written – more than sixty years ago, it still remains a valid little Salesian classic worth revisiting. In this year, when we commemorate the 75th anniversary of the canonisation of Don Bosco, and the 150th anniversary of the Foundation of the Salesian Society, this book will help to appreciate the true greatness of Don Bosco, and will provide the key to understand his extraordinary sanctity.

Joaquim D’Souza - 26 April 2009

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Leonardo Tullini, Don Bosco in trincea, Leumann-Torino, Elledici 2008, pp. 88.

Il primo numero dei «Quaderni di Maria Ausiliatrice», dal titolo “Don Bosco in trincea”, valorizza una parte dell’ampia ricerca svolta da Leonardo Tullini per il dottorato di ricerca presso l’Università Pontificia Salesiana (aa. 2007-2008).

Il saggio sviluppa il tratto della spiritualità mariana così come emerge nella corrispondenza dei salesiani  militari con don Paolo Albera, secondo successore di don Bosco, e altri superiori nel corso della prima guerra mondiale. 

L'intento ispiratore è di ricostruire il mondo dei valori umani e spirituali che sorresse i soldati salesiani nel dramma collettivo dell'evento bellico, per meglio capire, dall’interno e nel vissuto reale, come la devozione Maria Ausiliatrice fosse uno dei capisaldi dell’identità salesiana, in particolare nel tempo della prova e della difficoltà.

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Francesco Casella, Storia contemporanea. Antologia di documenti, Roma, LAS 2008, 668 pp.

Quest’antologia di documenti di storia contemporanea è un testo ausiliare. Si rivolge, in particolare, ai giovani studenti, affinché la storia non si riduca ad un meccanico apprendimento, ma diventi un momento educativo del metodo storico nelle sue tre componenti: euristico, ermeneutico e critico. Lo studio della Storia e la ricerca storica, infatti, hanno tra i loro scopi generali: quello di orientare nella ricerca della comprensione del presente, quello prospettico, quello critico e quello di guidare, insieme ad altre scienze, nella conoscenza e comprensione degli uomini. Infatti storia e ricerca storica, mettendo in contatto con la complessità della vita di uomini e donne del passato, ci consentono, attraverso la comune eredità storico-culturale, di comprendere meglio la condizione umana e l’accettazione reciproca per una pacifica convivenza.

Il volume ha prevalentemente un taglio di politica istituzionale e internazionale ed è strutturata in sette parti: 1. Le Rivoluzioni americana e francese e l’Epoca napoleonica; 2. L’Ottocento dal 1815 al 1848; 3. La seconda metà dell’Ottocento e la crisi di fine secolo; 4. Il periodo dalla prima alla seconda guerra mondiale; 5. Il periodo dalla seconda guerra mondiale al mondo bipolare; 6. La Chiesa cattolica e il mondo contemporaneo; 7. Gli ultimi decenni del 1900 e i primi anni del 2000.

Ogni singola parte contiene, innanzitutto, le tematiche storiche essenziali del periodo e una relativa cronologia. Poi, in particolare per il Novecento, presenta un’articolata suddivisione interna raccolta intorno ad alcune problematiche conesse con lo svolgersi della politica internazionale degli Stati, protesa, prima, verso opposti ordini mondiali e, poi, verso una visione globalizzata del mondo.

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Pietro Stella, Il libro religioso in Italia. Studi e ricerche, a cura di Maria Lupi, Viella, Roma 2008 (Collana Studi e ricerche. Università Roma Tre, 17), 294 pp..

Il Dipartimento di Studi storici, geografici, antropologici dell’Università Roma Tre ha pubblicato una miscellanea di scritti del compianto prof. Pietro Stella sdb, curata dalla prof. Maria Lupi: Il libro religioso in Italia. Studi e ricerche (Libreria Editrice Viella, Roma 2008, pp. 294).

La scelta dei saggi riuniti nel volume è stata fatta dallo stesso Pietro Stella, dopo aver concluso, nel novembre 2005, la sua docenza come professore ordinario di Storia della Chiesa presso l’Università romana e prima che l’improvvisa malattia mettesse fine alla sua operosa esistenza. Come scrive Francesca Cantù, Direttrice del Dipartimento, questo volume di Pietro Stella apporta «un tocco personale al completamento della sua biografia intellettuale, già fermamente tracciata dalle sue opere maggiori» (p. vii).

La prof. Maria Lupi ricorda don Stella come «un bibliofilo appassionato» e competente. I saggi riuniti in questo volume «riguardano diversi filoni dell’editoria religiosa su un periodo molto lungo che va dall’umanesimo fino a pieno Novecento – in alcuni casi -, ma sono concentrati soprattutto sulla produzione di età moderna, e non solo perché sul periodo tra Seicento e Settecento insistevano in gran parte i suoi interessi, ma anche per l’importanza storica che assume il libro nel periodo del consolidamento e poi della crisi del cattolicesimo tridentino, come veicolo di proposte spirituali, morali e devozionali e soprattutto di dibattiti teologici, in particolare legati all’emergere delle correnti gianseniste delle quali Pietro Stella era un esperto di fama internazionale» (pp. ix-x).

Dieci sono i saggi raccolti coprono un periodo che va dal 1966 al 2007 e documentano sia il percorso di ricerca dell’autore che la sua competenza culturale.

Alla conclusione del volume (pp. 255-268) la curatrice pubblica un prezioso elenco bibliografico dei contributi di Pietro Stella che offre una panoramica significativa del lavoro scientifico di questo indimenticabile maestro.

Indice: 1. Produzione libraria religiosa e versioni della Bibbia in Italia tra età dei lumi e crisi modernista - 2. Editoria e lettura dei Padri dall’umanesimo alla crisi modernista - 3. Le Vies des saints di Adrien Baillet: diffusione e recezione in area italiana - 4. I catechismi in Italia e in Francia nell’età moderna. Proliferazione tra analfabetismo e incredulità - 5. Storia e preistoria delle Massime eterne di sant’Alfonso de Liguori - 6. Il Tesoro nascosto di Leonardo da Porto Maurizio. Appunti per la storia di un testo di letteratura religiosa popolare - 7. Tra giansenismo e antigiansenismo: L’Imitazione di Cristo del cardinale Enriquez - 8. Quesnel autore spirituale nell’Italia dei secoli XVIII e XIX - 9. Per una storia della stampa apocalittica cattolica nell’Ottocento. Messaggi profetici di don Bosco a Pio IX e all’imperatore d’Austria (1870-1873) - 10. Filoebraismo cattolico in Piemonte e in Lombardia nell’Ottocento. Dal catechismo del Casati a Il giovane studente del Bonomelli.

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San Giuseppe Cafasso: il direttore spirituale di don Bosco. Atti del Convegno, Zafferana Etnea, 29 giugno - 1 luglio 2007, a cura di Giuseppe Buccellato, Roma, LAS, 2008, 203 pp.

 Per capire più a fondo don Bosco è utile, se non indispensabile, conoscere la personalità e l’opera di san Giuseppe Cafasso (1811-1860), suo direttore spirituale. Nel medesimo tempo, la vita e l’esperienza del Santo Educatore ci aiuta a meglio comprendere il Cafasso, «perla del clero italiano», anche attraverso l’analisi delle loro profonde somiglianze e diversità.

Don Bosco era consapevole di quanto fosse debitore al Maestro: «Se ho fatto qualche cosa di bene lo debbo a questo degno ecclesiastico nelle cui mani riposi ogni mia deliberazione, ogni studio, ogni azione della mia vita» (Memorie dell’Oratorio).

I due santi ebbero in comune le radici castelnovesi, la formazione nel seminario di Chieri, il perfezionamento pastorale nel Convitto di San Francesco d’Assisi in Torino, l’appartenenza al presbiterio torinese. Il loro rapporto, per quanto fossero quasi coetanei, ha un’evidente connotazione asimmetrica.

Numerosi altri santi preti e laici del secondo Ottocento e primo Novecento sono riconducibili al magistero spirituale del Cafasso, che può essere considerato una delle più riuscite realizzazioni ottocentesche del progetto di prete-pastore propugnato dal Concilio di Trento.

Il presente volume raccoglie il contributo di alcuni studiosi che evidenziano aspetti diversi e complementari della figura e dell’opera di san Giuseppe Cafasso e il suo fecondo apporto alla formazione di don Bosco.

Contenuti: 1. Il Convitto Ecclesiastico di Torino: un modello di formazione presbiterale nell’Ottocento italiano (Giuseppe Buccellato). - 2. Don Bosco al Convitto. L’apostolato degli Esercizi ed altri elementi della formazione ricevuta (Giuseppe Buccellato). - 3. La figura di don Giuseppe Cafasso in prospettiva storica (Giuseppe Tuninetti). - 4. Le relazioni tra don Cafasso e don Bosco (Giuseppe Tuninetti). - 5. San Giuseppe Cafasso formatore (Lucio Casto); 6. Aspetti tradizionali ed originali della spiritualità di san Giuseppe Cafasso (Lucio Casto). - 7. Riflessioni e attualizzazioni a partire dalla relazione di direzione spirituale tra don Cafasso e don Bosco (Raimondo Fratallone).

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Francesco Casella, L’esperienza educativa preventiva di don Bosco. Studi sull’educazione salesiana fra tradizione e modernità, Roma, LAS 2007, 176 pp.

Il volume, collocandosi in un contesto di ricerca storiografica molto ricca, ripercorre alcune tematiche dell’esperienza preventiva di don Bosco fra tradizione e modernità per fare emergere dei nuclei fondamentali di lunga durata e prospetta una loro possibile applicazione nel contesto educativo odierno in riferimento ai giovani, in particolare, e agli adulti che, a vario titolo, si richiamano a don Bosco.

Il lavoro è strutturato in cinque capitoli: 1. Don Bosco educatore nell’Ottocento pedagogico fra tradizione e innovazione. - 2. Don Bosco e l’educazione religiosa. Alcuni nuclei fondamentali. - 3. Il Sistema preventivo fra tradizione e modernità. - 4. Disagio giovanile – Globalizzazione – Educazione. - 5. L’impegno nell’educazione degli adulti. Condividere la stessa missione educativa con lo stesso metodo preventivo.

Nella conclusione (Alla scuola di don Bosco per un “laboratorio pedagogico”), si evidenzia che l’educazione era allora opera personale e comunitaria, quasi un “laboratorio pedagogico”, ma che altrettanto lo deve essere oggi, poiché il “laboratorio pedagogico” è esigito dalla complessità sociale in generale e dal mondo giovanile nello specifico e dall’approccio diversificato che le Scienze dell’educazione consentono alle problematiche giovanili e educative.

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 Giuseppe Ghiberti, Don Bosco begegnen (Zeugen des Glaubens), Sankt Ulrich Verlag, Augsburg 2005, pp. 142.

 Tra i “Testimoni della fede” che val la pena di incontrare (“begegnen”), accanto a Benedetto, Ignazio, madre Teresa, Edith Stein e altri ancora, l’editrice Sankt Ulrich di Augsburg ha voluto presentare anche il nostro Don Bosco e ne ha affidato il compito a un biblista torinese, non salesiano. La cosa non sorprende più di tanto, se si osserva che tra i biografi di don Bosco già ci sono diversi non salesiani: in Italia il card. Carlo Salotti, il dr. C. d’Espinay in Francia, il pastore Walter Nigg in Germania. Mons. Giuseppe Ghiberti è noto al grande pubblico come esperto della Sindone, da molti anni consulente dell’Arcivescovo di Torino che ne è il custode. È professore emerito di Filologia neotestamentaria presso la Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e tuttora professore di S. Scrittura presso la Facoltà Teologica dell’Italia settentrionale, sezione di Torino. È stato presidente dell’Associazione Biblica Italiana ed è membro della Pontificia Commissione Biblica. Una così vasta esperienza garantisce a priori la serietà dell’impegno, con cui l’A. ha affrontato un tema che a prima vista non rientra tra i suoi interessi specifici. Grazie anche a un fine senso storico e alla sua dimestichezza con l’ambiente originario, egli ha saputo realizzare un fresco profilo del santo, destinato a una vasta cerchia di lettori.

L’agile volumetto si articola in due parti, dedicate rispettivamente alla vita e all’azione di Don Bosco. Il racconto della vita (pp. 15-85) è scandito in quattro grandi tappe: nascita e formazione; gli inizi dell’Oratorio; gli anni centrali; gli ultimi anni (1870-1888: Lavoro e obbedienza). Il dettato è denso ed essenziale, con poche concessioni al dettaglio e all’aneddoto. La figura di don Bosco risalta bene nel quadro storico, sociale, ecclesiale e culturale della capitale piemontese dell’800: cosa importante per il pubblico tedesco (ma non lo è meno per quello di altri paesi, compresa l’Italia!). Tra le fonti sono privilegiate le Memorie dell’Oratorio di san Francesco di Sales dal 1815 al 1855. Le note marginali segnalano l’utilizzazione della letteratura specialistica: P. Braido, P. Stella, F. Desramaut, A. Giraudo, N. Cerrato. Il giudizio storico appare sempre empatico ed equilibrato (ad es. per quel che riguarda i rapporti tra don Bosco e i vescovi torinesi).

La seconda parte (pp. 87-128) presenta l’azione (das Wirken) del santo in quattro capitoletti, intitolati rispettivamente: il prete; l’educatore; lo scrittore; il santo. Qui il dettato si fa ancora più denso e sintetico, ma – appunto per questo – prezioso: la sinteticità consente all’A. di scolpire le dimensioni essenziali della personalità carismatica di don Bosco, che risalta imponente nel panorama movimentato del suo tempo investendo il futuro con la forza di una profezia sempre attuale. Se un appunto e un suggerimento si può avanzare, sarebbe di mettere meglio a fuoco la spiritualità del santo, riprendendo alcuni accenni disseminati fin dalla prima parte, ma che meritano di essere sviluppati e minimamente illustrati. Come appendice è riportata per intero la celebre lettera da Roma del 10 maggio 1884, documento impareggiabile della pedagogia e dello spirito del nostro santo. Segue una breve bibliografia ragionata, che orienta il lettore desideroso di approfondire la sua conoscenza di don Bosco.

Non si può che essere grati all’A. per questa fatica, che testimonia l’attaccamento a don Bosco del clero diocesano, in seno al quale è fiorito. Gli auguriamo che incontri la meritata attenzione sia nei paesi di lingua tedesca, sia – perché no? – in altre aree linguistiche attraverso buone traduzioni.

Francesco Mosetto

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