Un documentario sulla vita di San Giovanni Bosco è andato in onda nel mese di agosto, realizzato con materiali delle Teche Rai (Radiotelevisione Italiana), sulla base di spunti biografici suggeriti dagli ospiti Don Ángel Fernández Artime, Marco Pizzo e Domenico Agasso. Sono, inoltre, state utilizzate fotografie storiche, documenti e spezzoni cinematografici provenienti dall’Archivio Fotografico Salesiano, dall’Archivio Centrale Salesiano e dall’Archivio Video Fotografico Missioni Don Bosco. In chiusura, i ricordi salesiani di Papa Francesco registrati da Rai Vaticano il 21 giugno 2015 nel pellegrinaggio del Pontefice a Torino, in cui Don Bosco viene descritto come riferimento importante nella vita di Francesco, grazie anche alla comune provenienza delle famiglie dalle stesse colline astigiane. Il link per vedere il documentario.

“Oggi Don Bosco è senza dubbio il piemontese italiano universale per la Chiesa e per il mondo” afferma Don Ángel Fernández Artime, Rettore Maggiore della Congregazione Salesiana. “Don Bosco è stato prima di tutto un italiano tenace, un italiano che ha veramente pensato all’Italia, senza occuparsi di politica, ma pensando agli italiani” ricorda Domenico Agasso de La Stampa. E Paolo Mieli aggiunge: “Don Giovanni Bosco è stato uno dei religiosi più amati, ma nell’Ottocento, non era facile per un sacerdote essere amato dagli italiani. Il Risorgimento in quell’occasione fu fatto in contrasto con la Chiesa cattolica. È questa la stagione in cui si è trovato ad operare don Giovanni Bosco e a fare proseliti con uno spirito di lealtà verso il suo Papa Pio IX, ma senza mai scadere nel diventare un sacerdote reazionario”.

Il documentario ricostruisce i successi e gli insuccessi della sua vita, i suoi scontri e incontri con personaggi famosi, il suo carisma, il suo metodo, la sua spiritualità, i suoi continui viaggi e le sue misteriose doti soprannaturali. ”La sua è stata una religione sociale rivoluzionaria, coraggiosa, che ha cambiato completamente quello che era l’assetto della cultura e della società che gli era attorno” conclude Marco Pizzo, vicedirettore Museo del Risorgimento di Roma.